Disturbo di panico

Il DSM-5 ha semplificato gli attacchi di panico adattandosi a due tipi semplificati: atteso o inaspettato.

  1. Palpitazioni, cardiopalmo o tachicardia
  2. Sudorazione
  3. Tremori o scosse
  4. dispnea o sensazione di oppressione
  5. Sensazione di soffocamento
  6. Dolore o fastidio al torace
  7. Nausea o disturbi addominali
  8. Sensazione di sbandamento, instabilità, stordimento o svenimento
  9. Derealizzazione (sensazione di irrealtà) o depersonalizzazione (essere staccati da se stessi)
  10. Paura di perdere il controllo o di impazzire
  11. Paura di morire
  12. Parestesie (sensazione di torpore o di formicolio)
  13. Brividi o vampate di calore

Dott. Nicolò Renda - Trattamento individuale

Dott. Nicolò Renda - Trattamento individuale

L’attacco di panico ha una sintomatologia estremamente variabile nei diversi pazienti e può simulare una moltitudine di patologie: cardiache, respiratorie, neurologiche o gastro-intestinali. La durata è generalmente breve, varia da pochi minuti a un massimo di mezz’ora.


La sintomatologia non è né prevenibile né controllabile. Il paziente è solito provare una sensazione di forte malessere con paura di morire o di impazzire accompagnata da tachicardia, palpitazione, senso di oppressione alla gola o al torace e difficoltà a respirare. Anche se breve, la crisi può sembrare interminabile.


La paura può essere così intensa che si arriva a provare un sentimento di morte imminente. Spesso vi é la convinzione di avere un infarto o un ictus cerebrale, considerato il repentino insorgere di sintomi sconvolgenti in una situazione d’assoluto benessere. Il disagio può essere prevalentemente “gastroenterico”, con manifestazioni somatiche quali nausea, crampi, diarrea. Possono comparire segni simil-neurologici come tremori, vertigine, instabilità nella marcia, percezione distorta degli stimoli sensoriali (suoni, colori che appaiono più o meno intensi, la visione tridimensionale può essere alterata nella proporzione o nella profondità degli oggetti). In altri casi il soggetto si sente come separato dalla realtà circostante, come se quello che succede non lo riguardasse e stesse vedendo un film (derealizzazione), oppure ci può essere l’impressione di non riconoscere i pensieri o parti del proprio corpo (depersonalizzazione). Per soddisfare la diagnosi di attacco di panico bisogna che siano presenti almeno 4 dei 13 sintomi riportati sulla tabella I-I.


Abitualmente vengono esperiti 4 o più dei sintomi elencati nella tabella I, talvolta si osservano anche crisi con un corteo sintomatologico ristretto (attacchi paucisintomatici), in cui, di norma, il vissuto angoscioso è minore. Terminato l’attacco di panico possono persistere per un periodo di tempo (anche diverse ore) uno o più sintomi, oppure comparire stanchezza, spossatezza, difficoltà di concentrazione, senso di stordimento o disorientamento, instabilità della marcia e sensazione di camminare su un fondo instabile. Gli episodi possono essere spontanei o situazionali. Gli episodi spontanei compaiono a “ciel sereno”, in assenza di eventi stressanti. Si può andare incontro al panico proprio nel momento in cui ci si rilassa dopo un impegno prolungato: al calare della tensione insorge l’ansia. Ad esempio un paziente era fortemente preoccupato, mentre guidava, di poter avere una crisi, specialmente se si trovava in autostrada. Sistematicamente era teso e ansioso per tutto il viaggio, ma l’attacco arrivava sempre dopo aver passato il casello d’uscita: “… è come il colpo di sonno arriva quando sei a 100 metri da casa e abbassi la guardia!”. Molti soggetti, secondo certi studi anche il 30%, hanno episodi d’ansia notturni e una minoranza ha crisi preferenzialmente durante il sonno. In questo caso l’esperienza del panico, il senso di morte provato nel sonno e il risveglio in una stanza buia possono essere particolarmente terrificanti “Il letto mi sembra ormai un luogo di tortura., raccontava un altro paziente. Gli attacchi di panico situazionali ricorrono in situazioni stressanti, tipicamente quelle dove sono occorse le crisi precedenti, o quelle in cui si è esposti in luoghi “trappola”.


Durante la crisi il soggetto appare agitato; il forte senso di angoscia e la paura di avere una malattia fisica che lo pone a rischio di vita lo spingono a ricercare aiuto e supporto. Spesso sono interrotte le attività che si stavano svolgendo, talvolta ci può essere una vera e propria fuga dal luogo ove avviene l’attacco. Il primo episodio di panico è solitamente spontaneo, sempre chiaro, scolpito a caratteri indelebili nella mente di ogni paziente. che ricorda dettagliatamente il giorno, l’ora, i fatti contingenti. Durante l’esordio e nelle fasi di riacutizzazione del disturbo si può andare incontro in media a 3-4 crisi a settimana, ma il numero può essere estremamente variabile, da episodi rarissimi a veri e propri stati di “male panico” con attacchi subentranti in sequenza. Mano a mano che il disturbo va avanti, parallelamente all’instaurarsi delle condotte di evitamento, il numero degli episodi critici tende a diminuire.

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